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Mac&Nagra&Cantico
Piccolo Diario:
come abbiamo celebrato il sessantesimo anno di attività di McIntosh
 
Finalmente, i 4 scatoloni contenenti l’impianto anniversary sono arrivati… sotto la pioggia di questi giorni per allietare i nostri e vostri ascolti. Due scatole contengono i mitici 75 un’altra contiene il c22, mentre un involucro più piccolo porta con se una copia del Mac Book in edizione speciale con una dedica di Charlie Randall. Sto impiantino costa dei bei soldi, sarà almeno grandioso?
Tolto tutto il cartone i tre pezzi si presentano a dir poco libidinosi… i due finali in finitura gold sono semplicemente da vedere e toccare perché descriverli non servirebbe a nulla, ma la tonalità di colore non è per nulla pacchiana come si poteva temere e le dimensioni non enormi li rendono oggetti decisamente particolari e con una loro finezza data dal design ovviamente retrò..
Ogni 75 a sollevarlo appare pesante quasi come un 275, segno che non si è barato sulla qualità dei trasformatori (ma qualcuno dubitava?!) le valvole sono le solite: una sfasatrice per l’ingresso sbilanciato, pi la valvola di guadagno e la driver seguite come da copione dalle due KT88 selezionate dalla casa e recanti bellissime scritte in oro… chi monterebbe delle anonime cinesi su questi gioielli?
Sul pannellino laterale le solite commutazioni (beh, tranne la mono/stereo) e una new entry: la spia di accensione/stand-by. Quest’ultima si accende appena si inserisce la presa di corrente segno della presenza di un doppio circuito di alimentazione per i servizi e per il funzionamento dei circuiti di potenza (cosa rivelata anche dalla presenza di due trasformatori di alimentazione separati all’interno.
Il c22 si avvale delle tecnologie del 2300 applicate al tradizionalissimo schema di una volta, noto per il suo buon suono, tanto da essere ancora utilizzato in impianti top. Quello che noto subito è la sobrietà della livrea, senza troppi led (magari sotto le valvole) display e lucine. Tutta la tecnologia è dissimulata sotto le pulitissime linee del frontalino tradizionale, tuttavia all’accensione si nota ubito dal lampeggiare dei led rossi degli ingressi che “dietro” c’è un microcontrollore che sopravvede alle funzioni del pre, a partire da un doveroso warm-up. La commutazione degli ingressi avviene tramite i soliti relè blindati e assolutamente silenziosi cui mac ci ha abituati, stessa cosa per la selezione dell’impedeza di carico per gli ingressi phono separati mm e mc. Il volume, lo dico per i puristi, è gestito da un vero potenziometro motorizzato di alta qualità, precisissimo e “duro” quanto basta per far inture la qualità dei contatti striscianti. Le 6 valvole fanno capolino sotto le aperture di aerazione del coperchio, senza inutili illuminazioni… americane.
Mentre sto finendo la stesura di questa prova è appena uscito su SUONO un articolo proprio su queste elettroniche, per cui eviterò di stendere una prova d’ascolto, piuttosto vorrei analizzare l’impianto nella totalità: sorgente, diffusori e accessori.
In effetti il “gioco” di questa prova è proprio l’ottimizzazione del tutto per far esprimere al meglio le parti… queste lo sappiamo già che vanno bene, e ci mancherebbe.
Ho collegato le elettroniche per farle rodare qualche ora e cercare di intuirne le caratteristiche… nessuna sorpresa. Esattamente il suono che mi aspettavo… ma … ma… ma… nulla di dolciastro e vintage-a-tutti-i-costi! Allora stavolta mi scateno!
Via il monomarca e vediamo di spremere il sangue da queste elettroniche!
Questa tripletta mac è dinamica e raffinata e come da copione, spinge da paura all’occorrenza… dunque.. tanto per fare un paragone… la raffinatezza e l velocità del 2300 con un po’ di velluto in più, la possanza dei 275, ma un altro mondo in termini di dinamica e finezza di grana… voci e timbri degli strumenti sono moooolto più naturali senza ombra di rigonfiamenti e la presenza discreta del Mac Sound, non come impronta timbrica quanto come una diffusa atmosfera d’ascolto.
La sorgente digitale è LA SORGENTE DIGITALE senza se e senza ma: il Nagra CDP: la cosa più naturale e musicale che io abbia mai sentito far suonare un CD, indipendentemente dal prezzo. Non per nulla in Germania è stata posta al top delle classifiche, prima di certi tre-telai che costano 3 o 4 volte tanto… E questa è pure maneggevole ;-) .
Come già sperimentato a lungo il cavo di alimentazione per il CD è stato il Groneberg TS-Premium che rende quel tocco di analogico al suono CD senza appesantirne inutilmente le gamme medio bassa e bassa.
Il cavo di segnale per tutto l’impianto manco a dirlo è stato il Groneberg TS-Premium : al momento non c’è di meglio fra quello che ho provato: dinamica, finezza di grana, completezza e neutralità d’informazione… tutto come dovrebbe essere..
Per il c22 ho provato una manciata di cavi di alimentazione, quindi la scelta è caduta su FURUTECH col modello Absolute Power 18ER: questo cavo non particolarmente costoso incorpora una serie delle migliori tecnologie Furutech per il trattamento dei metalli del cavo e delle connessioni, volte alla massimizzazione della trasmissione dell’energia. Questo cavo si è immediatamente fatto notare per l’incremento della dinamica, poi per la quantità d’informazione resa dal pre, rendendolo davvero un’oggetto di elevatissimo valore assoluto anche fuori dall’impianto Anniversary.
Sui finali volevo quell’effetto “pugno di ferro in guanto di velluto” che i mac spesso riescono a darmi: sono andato praticamente sul sicuro con una coppia di cavi PS-audio Xstream power Statement che usano anch’essi come i Furutech fili di rame monocristallino, ma in una geometria proprietaria molto complessa ed efficace.
Cavi di potenza… eehhhh… eccomi nuovamente innamorato… vi parlerò presto più estesamente di queste creature che si chiamano Fluxus… Si tratta di cavi in Litz di rame disponibili in diverse configurazioni più o meno complesse e costose, quelli scelti sono stati i 13x70… spettacolari per finezza di grana e capacità di rispettare le microinformazioni, e poi l’articolazione in basso , e poi la dinamica, e poi la naturalezza… e poi ne parleremo in “opportuna sede”.
Tutto questo ben di Dio di “fili della luce” finisce in una “ciabatta” Furutech modello e-TP 80E. Anche per questa una profusione di tecnologie proprietarie nobilita le caratteristiche dei conduttori utilizzati e viene fornito a corredo un ottimo cavo per il collegamento alla presa a muro. Da segnalare la presenza di filtri separati per le uscite dedicate al digitale, all’analogico e alle amplificazioni, nonché la ineccepibile tecnica costruttiva tipica dei prodotti industriali Jap di livello alto.
Per dare voce all’impianto ho fatto una scelta detta solo dagli ascolti… sentite, io in casa ho dei diffusori che costano ben più di questi, non mi metto a fare elenchi… vi basti sapere che li ho provati tutti e non da solo, ma anzi basandomi sui giudizi di diversi “invitati” che sono venuti a darmi man forte… la scelta non è stata maggioritaria, ma unanime.
A proposito sono contento di segnalarvi che sul numero 32 di Videohifi, a firma di Igor Zamberlan, il nostro impianto Cantico-WBE presentato al Milano HiEnd 2009 è stato incluso nel breve elenco di “cose interessanti” ascoltate durante la mostra… a parte una leggera svista nella descrizione dei “nostri” eroi definiti “largabanda”… beh, visto che nella configurazione più completa si tratta di un 3 vie e mezza con 4 altoparlanti…. Ci siamo andati vicino!! Ma l’apparenza, onestamente, inganna e lo prendo come un apprezzamento della coerenza fra le diverse vie…
Quindi quella che era stata la mia scelta personale è rimasta definitiva: Cx8 di Cantico.
Di un impianto come questo volevo che neutralità, musicalità, dinamica e dettaglio non fossero mortificate in alcun modo, non volevo eufonia gratuita o eccessi di “dettaglio” in gamma alta e altre facili fioriture tipiche di molti diffusori.
Quindi fregandomi di fasce di prezzo e fama del marchio eccomi a regolare le Cx8 coi loro supertweeter Murata (d’obbligo). 
Ho montato l’impianto in una saletta abbastanza raccolta, circa 3,5 x 4 mt, trattata con i pannelli Exedra Assorbimi, quelli in offerta adesso, proprio loro e null’altro, incollati al muro con un po’ di sigillante acrilico… lavoro eseguito in neanche mezza giornata per due mezze pareti, mezzo soffitto e la parete di fondo completa: rapido ed indolore, ma soprattutto estremamente efficace.
Le foto del risultato dei miei sforzi lo potete vedere nella galleria fotografica sul sito, si chiama mac&nagra&cantico in modo sufficientemente eloquente…
 
Gli ascolti…
 
Nelle ultime tre settimane ci ho (abbiamo) ascoltato un po’ di tutto, dischi belli e dischi brutti, classica, master di studio, rock di quelo pesante e musica barocca… che dire… non viene voglia di smettere!!!
La capacità introspettiva impressiona: ho elencato l’ascolto di dischi brutti… beh restano esattamente brutti come sono, tuttavia adesso mi risulta estremamente semplice capire perché… tutti gli artifici da post produzione saltano all’occhio se non sono stati applicaati con la dovuta perizia, le ingenuità nella ripresa, i problemi di fase… eccoli tutti lì in bella vista, non esaltati, semplicemente non nascosti in alcun modo… ma questo era un impianto vintage… perché mi viene da ascoltarci i master?!?!?
La questione contingente è la fatica d’ascolto.. sulla carta abbiamo un giocattolo che si “fa” 40Hz-100Khz come bere un bicchier d’acqua: abbastanza da cacciare i topi e far ululare i cani del vicinato o… far urlare i poveri timpani…
Ho dovuto fare pace con mia moglie dopo una settimana di ascolti che si protraevano oltre le due di notte senza neppure accorgermene… a volte addirittura ascoltando e riascoltando lo stesso disco in penombra ad occhi socchiusi… non aggiungo altro.
Ma questa facilità d’ascolto non è un po’ il trademark di Mac? Sì certo, non si è mai sentito un mac affaticante… però non si è neanche mai sentito un impiato Mac suonare con questa infinita grazia… forse i 2301… mah, sì, quelli sono fantastico, ma da soli raddoppiano il prezzo dell’impianto anniversary intero… e poi bisogna metterci il resto… qui siamo al prezzo di un 2300 e un paio di 275… ricordo il risultato coi 275 in biamplificazione (non in mono, mi raccomando!!!) e non è del livello di questo impianto.. neanche per sogno! Eppure il costo ci assomiglia.
Segno che il lavoro per rendere questi apparecchi delle creature eccezionali è stato svolto dagli ingegneri Mac in modo egregio e con la solita passione che fa si che i loro apparecchi non deludano mai.
Tirando le fila ci troviamo un impiantino che con la scusa di riproporre le glorie del passato ci regala un magnifico trittico di elettroniche le cui prestazioni sono attualissime, ma non solo, superano in qualche modo quello che è l’ambito degli appassionati oltranzisti per proporsi anche ai Mac-Scettici, i quali possono trovare qui il sound che li accompagnerà per lunghe serate di ascolto in tutta tranquillità.
(Chissà perché finisco per associare questo impianto ad ascolti serali… sarà che sono rimasto impressionato da come riesca a suonare a volumi bassissimi senza mai perdere di consistenza… sarà il mio retaggio da monotriodista che riaffiora ;-) )
Un impianto per convincere gli “Scettici” quindi?
Mah, forse sì… del resto gli impianti dal sapore speziato li ho già costruiti in passato: il grandioso “Dare to Dream” e il “Great American Powerhouse” sono esempi eloquenti di come si possa dare un preciso sapore agli ascolti, senza eccessi, ma ben evidente. La reazione degli ascoltatori a queste cattedrali di suono è sempre stato estremo: o le lacrime agli occhi ( letteralmente! ) o indifferenza quando non insofferenza. Non credo che in questi ultimi casi fosse una reazione da “volpe e uva” in quanto si trattava di impianti tali che nessuno di coloro che li hanno ascoltati avrebbe potuto comunque permetterseli, quanto proprio una questione di Mac-itudine estremamente spiccata.

E’ come convivere con una donna di carattere o la si ama o non la si sopporta…
Così, come fanno i cuochi alle prese con una carne dal forte sapore, ho voluto stemperare i caratteri equilibrando ed esaltando i diversi gusti fino ad avere una pietanza in grado di soddisfare i palati più esperti.
Un impianto “da meditazione” quindi (sì… da meditazione su come si possa far casino mal assortendo elettroniche, accessori e diffusori: un’ inveterata abitudine che vedo piuttosto diffusa in giro…  n.d.r.)
Ma un impianto anche divertente come i migliori Mac sanno esserlo, quando esibisce un punch live che prende allo stomaco senza che le medie e le alte ne vengano minimamente infastidite, quando permette di seguire il fraseggio di un contrabbasso acustico fino alle fondamentali più basse senza perdere l’articolazione mentre un piatto di una batteria jazz segna il tempo magistralmente accarezzato da una spazzola. Di voci non parliamo: con questi protagonisti è troppo facile il bersaglio…
La precisione della scena è impeccabile, non estesissima nella saletta piccola, ma lambisce i muri ai lati dei diffusori senza problemi. Il palcoscenico è presentato tendenzialmente fra e davanti i diffusori con ottima scansione dei piani prospettici e grande sensazione di “verità” con una sottile aria che avvolge l’intero proscenio colma di tutti quei micro dettagli che ricreano l’ambienza, i riverberi ambientali, addirittura l’orientamento dei cantanti d’opera sul palco.
Non una rappresentazione asettica con interpreti inseriti in un nerissimo spazio privo di vita, al contrario, aria “viva” fra strumenti ed interpreti. Ho sentito suonare i miei master con ripresa bi microfonica in modo estremamente preciso con questo impianto con pochissime note di colore (quandanche piacevoli) in evidenza.
Un racconto piuttosto lungo per questo impianto… e vorrei continuare a raccontare di quali meraviglie sia capace questo ensemble. Solo che poi se già qualcuno iniziasse mai a leggere… avrebbe la forza di arrivare alla fine???
 
Vi aspetto per condividere questi ascolti,
Ad Maiora,
 
Germano Ricci
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