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ALBEDO HL 2.2- Slim & Fit! 

 
ALBEDO HL 2.2
... emozionanti e divertenti ...
Qualche malalingua a volte  insinua che io non consideri diffusori quei cosi che hanno meno di 90 dB/W/m di efficienza…
In effetti questa bieca diceria non si discosta molto dalla realtà, diciamo che un po’ di efficienza non ha mai ucciso nessuno, anzi, è tutta salute e ci sono solide basi teoriche per affermarlo, tuttavia è innegabile che esistono moltissimi esempi di diffusori “sordi” dalle caratteristiche comunque molto interessanti… vogliamo parlare delle LS3/5 tanto per fare un nome che mette tutti d’accordo?
I diffusori di Albedo, mi permetto di asserire, non c’entrano veramente nulla con le 3/5.
Ecco, cominciamo a mettere qualche punto fermo.
 
Le 2.2 montano gli altoparlanti ceramici Accuton, selezionati in coppie entro limiti decisamente stretti. Questo dovrebbe dire già qualcosa sul suono, no?
NO…
Spiacenti, dimenticatevi immediatamente il medio alto che strappa il timpano che avete sentito in giro… non c’è nulla di tutto quello.
Altro punto fermo.
 
Cosa mi ha colpito di queste colonnine?
Il look! Cavolo se sono belline! E curate nei dettagli… Morsettiera WBT, piedini regolabili con le loro sottopunte dedicate, ma l’avete vista la griglia a fori esagonali (uguali a quelli delle griglie di protezione degli  altoparlanti) che “chiude” la linea di trasmissione?!?!?!
No, seriamente, sono rimasto con la mascella a penzoloni sentendo le voci…
E torniamo sui pregiudizi… io mi aspetto una gamma media di prim’ordine dalle “mie” trombe, dai midrange in carta, dai monovia (quelli belli) … ma non da un altoparlante con la membrana ultrarigida e per di più in ceramica!! Io mi aspettavo un medio preciso, veloce, ma asettico, diciamo un colore bianco freddo … avete presente l’illuminazione delle lampade allo xeno? (e dagli con le metafore…) Un colore bianco freddo, un fascio di luce netto che rende ombre e contorni estremamente netti, affilati.
Eh, no… la estrema pulizia dei contorni, pardon, dei transienti, c’è tutta, assieme con una precisione estrema nella scansione dei piani prospettici, ma la luce non è fredda! Il colore generale è un oro pallido piuttosto che bianco freddo!
E questa è proprio una sorpresa viste le mie precedenti esperienze d’ascolto coi ceramici…
Ho voluto sperimentare diverse amplificazioni, alcune non esattamente raccomandate per queste casse, così ho collegato i grossi Mac MC2301 mono a valvole da 300W, l’integrato MA6600 sempre di Mac, e poi un single ended di 2A3 da 3W, quindi un Push Pull sempre di 2A3, stavolta da 13 W per canale.
Fatte salve le considerazioni sui costi, ovviamente del tutto ignorate devo dire che il 3W non s è dimostrato adatto a questi diffusori: la finezza di grana del SE non veniva esaltata a dovere dalle Albedo, mentre la potenza a disposizione era davvero pochina. Onestamente devo dire che la dinamica si è rivelata sufficiente a un ascolto normale di qualsiasi genere, tuttavia il guadagno in finezza e dettaglio non giustificava a mio avviso la limitata macrodinamica a disposizione, ecco perché non consiglierei una simile accoppiata.
L’ascolto con l’integrato Mac da 200W a stato solido (ma coi soliti autoformer in uscita… ) è stato davvero interessante: nessun segno di fatica d’ascolto e tanta tanta informazione e dinamica a tutti i livelli. La timbrica si è rivelata corretta e senza particolari coloriture e una gamma bassa che un woofer da 13cm non avrebbe fatto immaginare, estesa, molto controllata ma rotonda il giusto. Merito del pilotaggio del Mac? Sì, ma soprattutto del carico Helmoline delle Albedo che garantisce una discesa in basso lineare ed estesa, ma soprattutto senza i soliti “rigonfiamenti da reflex” a cui i diffusori tradizionali più o meno intenzionalmente, sono soggetti (e che il sottoscritto davvero non sopporta più). Inoltre il carico della linea di trasmissione riduce opportunamente la corsa del woofer riducendone “meccanicamente” il livello di distorsione, e questo è particolarmente importante per un altoparlante così “piccolo”.
Chiaramente non siamo in presenza del “respiro” di un Woofer da 15 pollici, ma francamente mi è impossibile confrontare la resa di questo diffusore con un “normale” diffusore di dimensioni paragonabili se non doppie o triple…
Le 2.2 sono estremamente veloci e dinamiche, ma non hanno la tendenza a sottolineare inutilmente i transienti e gli attacchi, sembrano seguire senza fatica l’andamento del segnale così come viene loro indicato dall’amplificatore, senza aggiungere o togliere nulla, o comunque decisamente poco per un diffusore da 86dB/W/m.
La gamma media! Ah, la gamma media… E’ sempre un problema riprodurre bene quello che l’orecchio sente meglio! Qui le voci sono naturali, vibranti, penetranti quando serve, ma senza forzature o eufonicità aggiunte a bella posta, sia quelle maschili che quelle femminili “escono” a fluttuare nella sala d’ascolto facendosi notare senza strafare, ricche e scolpite.
La vera sorpresa l’ho avuta con l’ampli da 13W… dopo l’esperienza non molto appagante col 2A3 non ero più molto convinto che avrei voluto collegare un “piccolino”… l’ho fatto un po’ per dovere di cronaca e un po’ per scommessa.
E meno male che l’ho fatto! Queste signorine mi hanno buttato addosso una quantità d’informazioni che non avevo sentito prima!
Se prima la gamma media era interessante adesso è diventata quantomeno affascinante, il medioalto e l’acuto hanno acquistato quella grazia tipica delle amplificazioni prive di controreazione (spero per voi che sappiate di cosa sto parlando). Lasciamo perdere il dettaglio del costo dell’ampli quasi doppio di quello delle casse, quello che voglio dire è che le 2.2 sono effettivamente facili da pilotare e comunque in grado di supportare appieno un’amplificazione di classe molto molto elevata senza farle alcun torto. Non prendetemi per disonesto, non dico che vadano meglio di un mostro da 100dB, intendo solo dire che danno risultati davvero esemplari e se non potete permettervi i 100dB per questioni finanziarie o meglio di spazio, non dovete finalmente “accontentarvi” di usare ampli potenti per pilotare diffusori “piccoli”. Purtroppo non avevo per le mai un bel 300B per fare una controprova perché sarebbe stato decisamente interessante il confronto.
Per terminare con le valvole ho deciso di chiamare in causa i 2301, ultimi rampolli di punta venuti da quel di Binghampton… potenza da buttare, pilotaggio anche per i motori delle lavatrici, il tutto in splendidi guanti di velluto!
Prima impressione: “Boia, il basso!!”
Avevo detto che il basso fosse del tutto interessante, ma adesso è profondissimo! Direi quasi viscerale… ma non è possibile con questi altoparlanti!
Controllo di non stare esagerando con la potenza… no, i vu-meter blu indicano 3W di picco: siamo più che in sicurezza…
Lasciamo scaldare la valvoleria e riprendiamo in mano la situazione fra qualche minuto… mumble mumble.. non è possibile…
Diffusori completamente scomparsi alla vista “acustica” adesso sono in una stanza di circa 5 m per 5 e ho potuto distanziare le casse di circa tre metri… mi trovo di fronte a un vero e proprio muro di suono grande quanto la parete che mi sta di fronte ed esteso in profondità diciamo da un metro di fronte ai diffusori fino a un metro oltre la parete di fondo… che impressione! Ancora mi chiedo come possano tanto dei diffusori così compatti nelle dimensioni.
Sto ascoltando un disco di Fresu, non ricordo il nome, e c’è un violoncello di una matericità che non avrei pensato: sembra lì davanti.
Coi “grossi” mac non c’è più la finezza dei 2A3 e questo era assolutamente previsto, tuttavia questa sensazione di immanenza è impagabile, sembra che l’aria diventi solida di fronte a me.
Ok, sto usando espressioni un po’ “forti” e stiamo parlando di casse da 5500 euro la coppia, non siamo di fronte all’ennesimo miracolo esoterico, però con questi soldi in gioco mi è capitato di assistere a un simile spettacolo davvero pochissime volte, e parlo di una o forse due. E sto ascoltando in digitale, mica sto ascoltando un LP!
Cambio disco, vediamo cosa succede con un’incisione vecchio stile e un po’ mal messa… ricupero una raccolta dei Toto in puro stile pop anni 80. Africa a palla ;-) un mix di strumenti elettronici e… strumenti elettronici con la qualità di 30 anni fa… rischio di fallimento estremamente alto!
Ma sentiamo l’arte dei Porcaro e vediamo se la batteria mi mette finalmente in crisi i woofer.
Alzo il volume a livelli da sedicenne un po’ tamarro (com’ero ai tempi dei Toto, del resto)…
 
I Wooferini cominciano a muoversi visibilmente, ma le voci non sembrano venire modulate sotto i colpi di tom: interessante!
Allora la storia sulla bassa distorsione era pure vera!
Mi concedo ancora “stranger in town” e stappo una coca cola alla salute dei tempi andati e scopro che tutto sommato gli ingegneri del suono di 30 anni fa non erano poi così degli asini, pur con tutti i limiti delle apparecchiature che avevano per le mani…
Mi sento un po’ sedicenne.. bei tempi: amplificatore e piatto Technics e casse RCF BR1040… e vicini di casa molto molto molto pazienti…
Se avessi saputo che da “vecchio” avrei riascoltato quelle canzoni con tanto ben di Dio…!
Eppure mi divertivo una sacco… che sia questo il succo della questione?
Mi sa che adesso “off the records” mi metto su pure gli Ultravox (acc che due colpi di batteria! Ma dove sono i woofer?!?!)
La musica ha la capacità di essere profondamente evocativa, e mentre ascolto le vecchie glorie ricordo come allora davvero il mio pessimo impianto fosse puro strumento per emozionarmi con la mia musica. Cavacci, elettroniche difficili da definire hi-fi, disposizione pessima in ambiente pessimo, però la mia musica mi faceva saltellare per la stanza come uno scemo… ne è passato di tempo… Saltello ancora? Effettivamente a volte sì (non ditelo in giro) , ma mi serve più… incentivo!
Che voce Midge Ure! Certo che ne mettevano di riverberi… si vede che costavano poco! E la compressione? Ci sono i vu meters inchiodati sulla scala… mica si scherzava! Del resto l’unica “cosa” non elettronica era proprio a voce del cantante.
Di cosa stavamo parlando? Ah sì di casse… Uff… devo rimettere qualche palloso disco da audiofili registrato da Dio e tanto noioso da ammazzare anche le mosche, altrimenti come possiamo tornare a discutere di “robe audiofile”??
Colpa mia: mi perdo per la strada, ma insomma, queste casse non sono “roba da audiofili”?
Eh, in effetti sì, ma evidentemente non hanno perso l‘anima per la strada e riescono anche a coinvolgere le pellacce come il sottoscritto su un terreno che di audiofilo finisce per avere ben poco e che coinvolge più lo stomaco e il cuore che la testa.
Eh cavolo, però adesso Midge Ure sembra lì di fronte; adesso che la “caciara” di synth si è un po’ calmata (“We all fall down”) e che stranamente si sentono cornamuse, flauti e tamburi da guerra sullo sfondo, la voce si staglia in centro alla scena, un metro sopra il coro e gli strumenti, imperiosa, da nordico cantastorie che racconta imprese epiche.
Sull’onda dei sentimentalismi prendo un bootleg di Bob Dylan registrato con uno Shure SM58 sulla voce e un akg sulla chitarra acustica, Mr. Tambourine Man. Eccolo! In piedi sul palco con la chitarra a tracolla, si sente chiaramente quando si avvicina e si allontana dai microfoni, le armoniche della chitarra ci sono tutte, e la voce, caratteristicamente roca, ma incisiva esce con le sibilanti appena sottolineate da una ripresa “non proprio” da studio. Ma che bella registrazione, senza trucchi e ritocchi, tranne il cerone sulla faccia di Bob... in The Jingle Jangle morning I’ll come following you!
Qualche giorno fa il tecnico che mi ha riparato il condizionatore ha voluto sentire qualcosa su uno dei miei impianti: ha esclamato, sorpreso, che le voci sembravano vere! “Eh, l’alta fedeltà sarebbe questo”, ho risposto un po’ compiaciuto… un’ovvietà, no?
No.
Perché delle voci così “vere” non è che si sentano poi così di frequente. Il timbro, va bene, ma la sensazione di pressione di una voce che canta di fronte non è questione consueta per un impianto di “riproduzione”. Ecco, questo impianto riesce a far prendere corpo ai suoni quando ce ne sia bisogno, e lasciarli fluttuare nell’aria quando necessario. Questione di correttezza dinamica, si sa, ma continuo a dimenticarmi che con 86 dB non è proprio normale riuscire a seguire con tanta correttezza le escursioni del segnale e per chi, come il sottoscritto, è abituato almeno a 10dB in più, la sensazione di compressione è in agguato.
Ora Joan Baez e Dylan cantano insieme Blowin’in the wind… i due interpreti sono distinti in ogni passaggio e ognuna delle due voci è ricostruita al meglio senza che una tenda a prevaricare l’altra… altro buon segno.
Va beh, brava gente, io ora mi do’ ai Pink Floyd, voi fate come vi pare.
 
Tanto per amor di precisione gli impianti utilizzati sono stati caratterizzati tutti da:
-         Sorgente: EERA DL 2
-         Cavi di segnale Groneberg TS Premium
-         Cavi di alimentazione Fluxus Alimenta e PS Audio XStream Power Premier
-         Alimentatore Fluxus (prototipo) e Monster Power HTS 5100 Signature
-         Cavi di Potenza Fluxus 13*70
 
Amplificazioni
-         McIntosh MA6600
-         McIntosh MC 2301 con Pre C 2300
-         2A3 single Ended di mia costruzione con Pre Nagra PL-P
-         MACTONE MH 2A3 Push Pull
 
Sale d’ascolto di 3,5 mt x 4 mt e 5 mt x 5 mt con trattamento acustico Exĕdra Assorbimi.
 
Orecchie ben sturate e tanta pazienza col caldo che ha fatto in questi giorni.
 
Un Saluto,
Germano Ricci
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