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WBE Fusion n° 400


A volte capita di immaginare come si vorrebbe costruire un apparecchio... a volte si ha la fortuna e la capacità di costruirlo proprio come si vorrebbe, invece qualche volta il “sogno” resta in qualche cassetto, per pigrizia, o perchè ci si dedica a qualche altro progetto e non ci si pensa più.
Io ho  un debole, quando costruisco (o meglio costruivo), per l'essenzialità, funzionale e progettuale: non sopporto di mettere in un apparecchio “cose” che non servono allo scopo di far suonare il medesimo, da qui la pletora di tavolacci senza neppure il mobile ;-) .

Poi il destino ha voluto mettermi davanti ali occhi queste elettroniche WBE.



A volte il destino non viene poi troppo da lontano... in questo caso il destino ha anche un nome: Francesco, e un cognome: Mattioli, in “arte” AUDIOMONDO. Vado matto per quelle persone che ancora fanno qualcosa per passione e quando ne incontro una non posso fare a meno di fermarmi e cercare di capire cosa le spinge a caricarsi di problemi per seguire il loro sogno.
Il sogno di Francesco è quello di portare fra di noi un po' di buona musica e lo insegue in modo decisamente esemplare: con impegno e dedizione.
L'argomento che mi  ha colpito maggiormente del modo di operare di questo importatore è il costante rispetto dei listini del paese di produzione degli apparecchi e degli accessori che distribuisce. Questo mi è sembrato davvero un atto coraggioso nel nostro paese tutto sconti, supervalutazioni e “io-che-sono-furbo-compro-in-germania”.
Coraggioso perchè, quando si introducono prodotti nuovi, tutto sommato è molto più facile allettare i possibili clienti con sconti da “sogno” piuttosto che  proporre onestamente delle apparecchiature degne di essere ascoltate e valutate per la loro bontà.
E io rispetto le persone coraggiose.
Quando ho accettato di accogliere in saletta le elettroniche WBE, confesso, non le avevo neppure ascoltate. Di solito non faccio idiozie del genere, ma ormai era fatta... ;-)

Ieri pomeriggio poi è arrivato Francesco con in braccio uno dei suoi “piccoli” il finale Fusion n° 400, un “piccolo” di 17 chili e mezzo per 140 W su 8 Ohm.
Eh, un bell'impatto, un monolite nero col frontale spesso e lucido, con la sola concessione all'estetica di un logo argentato che vi campeggia al centro e due LED rossi indicanti la presenza di alimentazione e lo stand-by.
Il Fusion non dà assolutamente l'idea di pesantezza... a vederselo davanti anzi appare compatto, sarà la livrea nero notte, ma il primo pensiero che ho avuto è stato: “E' piccolo, costa (relativamente)  poco... è fatto per multiamplificare!”
(ok, per me la multiamplificazione è una fissazione... ci ritorneremo).
Il Fuson mi è stato presentato come un finale ibrido valvole/MOSFET, ma questo non ci dice nulla di particolare, anzi, a ragion veduta (sentita) direi che la definizione può risultare molto fuorviante: cosa vi aspettereste da un finale così?
Un suono dolce, caldo, rotondo, morbidone, moscio, lento impastato e poco dinamico...

Nulla di più sbagliato: il WBE NON suona!
Nel senso che è una delle cose più neutre che abbia sentito: provato con un paio di preamplificatori e diversi diffusori , in ogni combinazione si è fatto dimenticare, lasciando evidenti i “colori” degli altri componenti... strana sensazione.
Cavi freddi? Suono freddo. Pre musicale e definito? Suono avvolgente, precisissimo e dinamico.
L'ultima cosa che verrebbe da pensare di questo finale è che si tratti di un apparecchio a valvole, ma forse se si è indotti a questo errore non si ha mai avuto la fortuna di ascoltare quelo che realmente le valvole sanno fare e cioè velocità, dinamica e finezza di grana... e questo c'è tutto.
Niente sonorità falsamente suadenti o ambrate come i tramonti di pessime pubblicità, tutto è trasparente e dettagliato come deve essere, punto e basta.

Capacità di pilotaggio? Beh parliamo d'altro: basta dare un'occhiata all'interno per capire che i muscoli non mancano: trasformatore di alimentazione decisamente evidente all'interno del cabinet, una quantità di alimentazioni separate per ogni stadio del circuito, condensatori custom “Made in Germany” dappertutto dove non ci siano degli ottimi WIMA in film plastico di ottimo livello.  Provato con le piccole Mini Autograph di Tannoy dall'efficienza non propriamente abbondante non ha dato segni di fatica, almeno fino ala potenza che gli altoparlanti potevano sopportare senza generare più distorsione che altro. Con le Monitor Audio PL 300 ha dato un risultato di grande trasparenza, mettendo il tweeter a nastro in grado di esprimere le sue capacità di resa dell'ambienza nelle registrazioni eseguite sfruttando l'acustica naturale dell'ambiente.

Tanto tempo fa avevo letto un racconto di fantascienza degli anni 60 in cui il protagonista, un “rozzo” trasportatore dell'era spaziale, rimasto in panne sulla faccia oscura della luna, si imbatteva in un abitante locale e ne riceveva aiuto per riparare la sua navetta e riprendere la via di casa.
Mi colpì come, nella fantasia dello scrittore, la scienza del “lunare”  fosse, a seguito di molti millenni di evoluzione, basata su pochi concetti semplici e comprensibili, quasi a sottolineare che l'estrema complicazione delle formule che cerchiamo di utilizzare per spiegare l'universo non sia che un prodotto della limitatezza del nostro ingegno.
Personalmente non sono un fautore del minimalismo a tutti i costi, ma ho più volte constatato come la complicazione di un circuito al fine di ottenere determinate caratteristiche, si riveli una cura con troppi effetti collaterali.
Il “trucco” è saper progettare circuiti semplici che funzionino bene!
(ho detto poco!!)

Aprendo il coperchio del Fusion quello che mi ha colpito è stato l'elevato numero di alimentazioni separate (4 per canale) a fronte di un limitatissimo nunero di dispositivi attivi (6 mosfet e un doppio triodo, Philips JAN,  per canale). Una nota a prposito delle alimentazioni: tutti i diodi raddrizzatori sono bypassati da un condensatore WIMA MKS per smrzare i picchi di commutazione e diminuire il ripple ale altissime frequenze: un detaglio decisamente raro che non capita di vedere spesso all'interno delle apparecchiature.
Il segnale dagli ingressi passa direttamente alla sezione di guadagno a triodi e da questa passa in gate ai mosfet driver, quindi alle due coppie complementari di uscita. Avete idea di quanti vantaggi possa avere un percorso del segnale così semplificato? No, forse neppure ve lo immaginate.
Qualche elettronico dell'ultim'ora potrebbe saltare su paventando prestazioni elettriche di dubbia consistenza.... bene, leviamoci subito il sassolino dalla scarpa:
1.6Hz-102 Khz a -3dB... questo è un dato che anche  certi saputelli sanno leggere e che rende un'idea di come sia stato progettato questo “coso”. SNR sotto i 92dB, distorsione praticamente non misurabile, resistenza di uscita a un Khz... minore di 12mOhm (sì, sono milliOhm, per un fattore di smorzamento di circa 600.
Mettiamo poi in conto una corrente di riposo piuttosto corposa a giudicare dalla temperatura di lavoro del dissipatore, non certo sottodimensionato, e si capisce che la zona di funzionamento in classe A dello stadio d'uscita non è certo molto limitata. Il costruttore non dichiara un dato di potenza per la classe A e il sottoscritto approva la scelta, essendo spesso più importante la scelta d un punto di lavoro conveniente e suonante piuttosto che “ingolfare” di corrente i transistor finali al solo fine di fregiarsi di quella scritta “classe A” che purtroppo a volte fa solo tanta scena.
La ciliegina su questa torta è una serie di protezioni sull'uscita per mettere in salvo i diffusori in caso di qualsiasi malfunzionamento dell'elettronica: Oscillazioni ultrasoniche, DC in uscita, mancanza alimentazione da rete, guasto a una delle alimentazioni o rottura di un fusibile interno.

Per far lavorare al meglio il nostro consiglio sorgenti e preamplificatori dalla grana molto fine (anche se rischiano di costare mooolto di più del nostro finale) e diffusori di gran classe, anche non facilissimi da pilotare, ottimo abbinamento con Tannoy, ma ha dato ottimi risultati con Monitor Audio Platinum e addirittura un paio di ProAc che mi sono arrivate usate in saletta. Cavi essenzialmente neutri: per “obbligo” di importazione ho utilizzato i Groneberg TS Premium, ma sarà la provenienza teutonica o semplice fortuna: la sinergìa si è rivelata ottima fin da subito e anche qui, il raporto prezzo/prestazioni (merito della politica commerciale di Audiomondo) è decisamente molto elevato.

Adesso attendo giugno quando arriverà il resto dell'impianto WBE per la demo e son ormai sicuro che ci sarà da divertirsi: allestiremo un sistema non costosissimo al fine di dimostrare le caratteristiche degli apparecchi di livello medio della casa.
Il preamplificatore sarà l'entry level, uno stato solido in classe A,  il finale sarà proprio il Fusion n° 400 e la sorgente sarà sempre WBE. Unica nota “stonata” saranno i diffusori Sand Witch decisamente più costosi della media, ma tanto particolari nella loro concezone da essere irrinunciabili per far capire di cosa sia capace il “nostro” Walter Bret .



Resto sempre colpito dalla concretezza di questi teutonici nell'approccio alla materia della riproduzione della musica: visitando i loro siti non si vedono tracce della nostrana ampollosità, nessun superlativo  e niente svolazzi poetici, ma caratteristiche tecniche e grafici, mi viene quasi il sospetto che sia più importante essere buoni tecnici piuttosto che artisti per realizzare ottime “macchine da suono”... con buona pace dei sedicenti guru che popolano il nostro piccolo mondo.

In ogni caso il Fusion n°400 sarà a disposizione in saletta per gli ascolti fino ad allora, in buona ed eterogenea compagnia.

Germano Ricci
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